Testi critici

LA POESIA DEL MOSAICO NELLE OPERE DI CRISTIANO AMBROSINI

 

L’antica e raffinata arte del mosaico, di origine mesopotamica ma sublimata della cultura ellenistica e da quella della Roma imperiale, continuando la sua evoluzione nel corso dei secoli grazie a maestri che ne hanno saputo cogliere le infinite possibilità espressive, trova una originale e moderna interpretazione in Cristiano Ambrosini.

L’artista veneto, è riuscito a dare vita a un percorso creativo nel quale il mosaico diventa il modo per dare vita a opere nelle quali l’equilibrio e la perfezione sono un valore assoluto. Non c’è dubbio che scorrendo i suoi lavori, sia quelli con soggetti geometrici sia quelli con elementi schiettamente figurativi, si possa ravvisare una estrema coerenza nel dettato immaginativo che porta questo creativo a consegnare all’osservatore manufatti di estrema rilevanza, talvolta di ridotte dimensioni ma non per questo meno impegnativi e articolati, anche dal punto di vista dei rimandi simbolici, di altri pezzi di grandezza maggiore.

La sua grande capacità di disporre e fissare su di un piano le piccole tessere che compongono l’opera e che comprendono preziosi e iridescenti materiali fra cui spiccano marmi, pietre dure, sassi e smalti veneziani, sono la dimostrazione lampante che soltanto lavorando con metodo e passione si riescono a ottenere risultati eccellenti.

Se un ideale punto di partenza per un’analisi dei suoi pezzi sono le copie d’autore che l’artista realizza guardando con attenzione i mosaici antichi che propone anch’essi in un’ottica squisitamente contemporanea, restando fedele all’originale ma infondendo in esso quella particolare energia che ne contraddistingue lo stile (e qui il pensiero si volge a una riuscita copia di un mosaico romano recentemente esposto nelle sale nobiliari del Castello Pallavicino – Casali di Monticelli d’Ongina nell’ambito della Rassegna “Armonie espressive”), lo spostamento verso quei lavori nei quali la geometria avvolgente va ben oltre la mera decoratività, è sintomo che Ambrosini ami viaggiare lungo i sentieri che portano direttamente a emozioni che nascono dall’unione e dalla iridescenza di materiali che non vengono semplicemente collocati su una superficie piana, ma che anzi rendono tale supporto una sorta di spazio ideale nel quale il motivo geometrico segue linee precise, descrive angoli perfetti, si anima di una lucentezza che assorbe completamente lo sguardo.

In questo senso, osservando con attenzione anche i quadretti della serie Reverse si ha la netta impressione che il motivo labirintico, tanto caro all’iconografia cretese che aveva nel mito del Minotauro una metafora fra le più alte e sublimi che la letteratura mitologica abbia espresso, venga a essere un soggetto che avvolge con la sua stringente consistenza tutto quanto, andando a toccare quel confine che separa la realtà dall’immaginazione.

Di progressione assoluta sembra doveroso parlare a proposito del Trittico dedicato all’astrattismo di Piet Mondrian: i colori primari che sono il tratto distintivo del maestro olandese, le caratteristiche linee nere di separazione e i motivi quadrati o rettangolari presenti nei suoi capolavori, sono ordinati da Cristiano secondo una progressione aritmetica che punta a una definizione dell’insieme secondo una notazione pigmentale poetica, la stessa che ammanta tutti i suoi lavori.

Date queste premesse bene si comprende il fatto che frequentemente l’artista si soffermi su tematiche afferenti la spiritualità con opere dedicate e, ad esempio, alla Natività e alla Genesi, trovando in motivi essenziali il modo più diretto per porre in essere un serrato quanto sereno dialogo con chi fruisce dei suoi lavori.

Bene si comprendono allora quei pezzi in cui dalla spiritualità appena accennata si passa a una realtà contingente: è il caso di composizioni naturamortiste, bottiglie e orologi, tutti contraddistinti da un sapiente e forbito uso del mosaico.

Una ricerca, quella di Cristiano Ambrosini, che si spinge fino a soggetti nei quali la tridimensionalità conclamata genera addirittura una specie di sommovimento che crea un effetto dinamico inaspettato, come se la materia solida diventasse tutto ad un tratto un leggero drappo che si muove dolcemente scosso dal vento. E qui il riferimento va doverosamente a due opere rispettivamente intitolate Sunrise e Stelutis Alpinis.

Quasi una sorta di “autoritratto ideale” è, infine, il mosaico Specchio, un lavoro nel quale l’artista sembra voler garbatamente invitare a riflettersi in ciò che egli ha creato con così grande passione e trasporto. Un invito che sicuramente non rimane inascoltato.

 

Dott. Simone Fappanni,

critico e storico d’arte